Averli fatti non conta più? Allora possiamo anche restituirli

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Modesta proposta. Per liberarsi dei figli, ovvio. Dopo la concessione della paternità (con sentenza senza precedenti da parte della Corte d’Appello di Trento) ai due papà gay dei gemelli nati tramite maternità surrogata, sarebbe sacrosanto permettere anche ai genitori naturali non gay di dismettere gli eredi. O no? “Non esiste un modello di genitorialità fondato sul legame biologico tra genitore e nato”, sostengono i giudici tridentini, accogliendo la richiesta dei due omosessuali volati all’estero ad affittare l’attrezzo fondamentale, un utero.

E allora: se il legame di sangue non conta in un senso, perché deve continuare a valere nell’altro? Perché l’obbligo stucchevole di mantenere maggiorenni (no, dei minori non ci libereremmo tanto facilmente, siamo garantisti) che gironzolano per casa se sei stufo di farlo, soprattutto se la prole ti delude, se si mostra ostile? Non sarebbe molto meglio introdurre la “giusta causa” anche per svestire i panni scomodissimi del genitore, una volta ammesso che puoi diventarlo senza l’impiccio tecnico della riproduzione coi mezzi tradizionali?

Pensa che trionfo. Come ci insegnava lo Swift del pamphlet satirico Una modesta proposta per impedire che i bambini della povera gente siano di peso ai loro genitori o al Paese (soluzione semplicissima: basta mangiarli), anno 1729, così risolveremmo di colpo ogni problema di incomprensione familiare. Ogni latenza di conflitto, persino. La quiete in casa al primo serpeggiare di tensione tra generazioni. Risparmio dell’onorario agli psicologi, sia quelli dell’età evolutiva che quelli dell’età involutiva (sindrome tipica dei post adolescenti, i famosi “bamboccioni” senz’arte né parte). Nessuna tensione tra coniugi, che poi è la classica conseguenza del gioco delle parti: la mamma che li difende sempre, il papà che ci litiga.

Dismettere i figli, dunque. Assicurato il mantenimento sino al compimento del 18esimo anno, come da obbligo di legge. Ma poi si scende: stop alle scuse. Fuori, con o senza il consenso: è la legge, bellezza.

I gemellini di Trento hanno due papà? Evviva. Perché non sei genitore soltanto per via dei geni (componente di una certa importanza nella costituzione del vocabolo genitore) e va bene. In nome dell’identico principio, ancorché rovesciato, scocca però finalmente l’ora rivoluzionaria della nuova genitorialità: non sei più genitore soltanto perché lo decretano i geni. Puoi dimetterti dal ruolo se finora hai sopportato tutti i disagi di una maternità naturale che te li ha scodellati fra i piedi. Al di là delle sottigliezze semantiche, un vero passo avanti verso le pari opportunità.

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