Sessant’anni e sentirli tutti, per disillusione cosmica

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Ho passato da poco i sessant’anni e forse a causa del cambiamento dovuto all’uscita dal mondo produttivo, mi viene da trarre qualche conclusione (che non è mai tale peraltro).
Come molti negli anni Settanta credevo di potere cambiare il mondo ed ebbene sì, è sicuramente cambiato … ma non come pensavamo. Dopo la caduta del muro di Berlino, il bieco capitalismo che prima si tratteneva per la paura del Babau (i comunisti) si è sentito le mani libere e TUTTI, sinistra compresa, sono saltati sul carro del vincitore. Dai sindacati, ormai, alle rivendicazioni salariali c’era detto che non bisognava esagerare per essere “competitivi”. Il liberismo ormai era la filosofia unica, e la strada per le opportunità era la “globalizzazione”. Così ci siamo trovati a competere con paesi dal reddito e dalla condizione sociale nettamente inferiore (dove hanno investito i nostri geniali manager, chiudendo le nostre aziende sul territorio e lasciando una marea di disoccupati a carico degli ammortizzatori sociali) e dopo la genialata dell’euro (senza controllo degli aumenti di prezzo !) in paesi come il nostro dove la corruzione, gli evasori e i furbetti di ogni risma abbondano, ci troviamo con prezzi europei e stipendi balcanici.
Per non parlare del fatto che ormai è antiquato pensare al posto fisso, alla pensione (molti giovani mi accusano di essere privilegiato, dopo 42 anni di lavoro, forse sarebbe meglio prendersela con chi ha tolto gli “obsoleti diritti” faticosamente conquistati) e le persone sono considerate “forza lavoro” da utilizzare solamente al momento del bisogno, e chissenefrega delle prospettive future o del programmare una famiglia, un mutuo etc. Aggiungiamoci la distruzione dell’ambiente, l’immigrazione incontrollata (ebbene SI !), i cambiamenti climatici…
Non resta (egoisticamente) che ritagliarsi un angolo di pace e accettare (con grande insofferenza) l’inevitabile declino psico-fisico. Forse forse non era quello che mi aspettavo, ma pazienza. Non posso fare previsioni, ma sento che viviamo come un’allegra brigata, attaccati perennemente ai “social”, in navigazione verso l’inevitabile iceberg…
Antonio Defabianis, pensionato

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