Maschio, tienitela tu questa stupida Festa

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Caro uomo,

detesto l’odore della mimosa, mi mette nausea. Mi ha sempre messo nausea. E trovo la pianta, il mazzo, il ramoscello, decisamente kitsch: reclina il capino alla velocità della luce e tende, inspiegabilmente, a “sciogliersi” nell’acqua del vaso emanando un olezzo mefitico e rivestendo il vetro di una poltiglia melmosa. Con quella polvere gialla che si sbriciola e stinge su ogni cosa… Un po’ come certe vite…  Ma è il fiore che ci è toccato in sorte come simbolo della festa della donna e quindi pace. Ce lo teniamo. Detto questo, il problema è proprio la festa. E’ una festa che mi ha sempre offesa.  E poi chi, esattamente dovrebbe festeggiarmi, festeggiarci, l’8 marzo?

Quando sono le donne ad onorare le donne la faccenda è patetica. Roba da cene in ristoranti con le tovagliette di carta e il cibo “seriale” riscaldato nei microonde. Roba da fare tardi a tutti i costi e bere senza averne necessariamente voglia, e ridere senza averne per forza ragione, senza nemmeno davvero divertirsi ma solo  perché “oggi è il nostro giorno” e allora tocca festeggiare ad ogni costo.

E quando sono gli uomini a onorarci, allora è tutto anche peggio. Gli uomini faticano a festeggiare qualunque cosa, a ricordare qualunque ricorrenza, ma spesso, si appuntano l’otto marzo. E come mai? Sorridono fasulli alla festa che meno condividono fra tutte perché è proprio l‘otto marzo che dissimulano meglio ciò che pensano, che si sentono migliori, che si elevano. E’ l’otto marzo che possono far vedere di essere maschi che non odiano le donne. Anche se per trecentosessantaquattro giorni all’anno, non sanno nemmeno come maneggiarle, le donne.

Fin da quando una peluria lanuginosa gli sporcava senza disciplina il profilo del mento poco definito, i maschi non hanno saputo cosa fare, delle femmine. Non sanno né chiedere, né prendere, non sanno né parlare, né consolare, non sanno far ridere, né offrire la cortesia di un silenzio quando serve, perché certe volte serve. Ci fanno sentire come se non gli bastassimo, o come se stessimo occupando al loro fianco il posto prenotato da qualcun altro.  Inscenano una felicità da appuntamento quando sono “costretti” a starci accanto e ci fanno sentire con chiarezza quanto friabile sia la durezza che ostentiamo. Ma l’otto marzo…

L’otto marzo loro lo sanno quanto vale una donna. E la onorano facendo gli uomini. Inviando fiori che puzzano e fanno venire la nausea.

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