Lo sparatore e Giletti

rist

L’altra notte ho sparato a un rapinatore entrato nella mia osteria. L’ho ferito gravemente. I suoi complici l’hanno trascinato via come una pezza da piedi e poi l’hanno abbandonato in mezzo alla campagna. Quel rapinatore è morto.

Vivo ore tremende. Lo choc della rapina, il terrore dipinto sugli occhi di mio figlio, che era con me, ma anche di mia moglie, di mia nuora, dei miei nipoti, che dormivano al piano di sopra. Una notte così segna la mia vita per sempre. Continuerò a riviverla in presa diretta. Soltanto il tempo, tanto tempo, forse riuscirà un giorno a sfumarla, a renderla più sopportabile, meno feroce.

Nel frattempo no, non è più vivere. L’inferno è entrato in casa mia e dentro la mia anima. Fuori c’è tutto un caos di gente che mi strattona da questa o da quella parte, chi per meschine finalità politiche, chi per semplice emotività, chi per sincera partecipazione. Dicono che ho fatto bene, dicono che ho fatto male. Soltanto io però so davvero che cosa significhi ammazzare un uomo, benchè farabutto, benchè rapinatore, benchè pronto a rovinare la mia famiglia.

No, dall’altra sera non è più vita. Vorrei correre da qualche parte per trovare un minimo di pace. Vorrei scendere da questo mondo per ritrovare senso, equilibrio, armonia. Per ritrovare il me stesso che ho perso in quella maledetta notte, nel buio della tabaccheria. Forse mi servirebbe un vero amico, un bravo psicologo, un buon prete. Per chiedere un aiuto, una riparazione a questa mia persona sinistrata. Ammazzare un uomo non è cosa da niente. Non è cosa da farne caciara e battaglie tra tifoserie…

Invece è domenica pomeriggio. Giletti chiama per tenere su gli ascolti della sua Arena. E io sono lì, puntuale e docile, in primo piano, al centro del video. Sono passate poche ore da quello sparo, la mia vita è devastata. Ma se Giletti chiama, come si fa a dire di no?

1 COMMENT

  1. Se non sbaglio, in gergo televisivo si dice “bucare lo schermo”.
    Immagino che proprio questo cercasse il domenicale intrattenitore nel povero Cristo sparatore.
    Sorvolando (com’è ormai disgustosamente consueto) sul decoroso riserbo che una vicenda del genere , ancora “fresca di sangue” ed al vaglio della magistratura, avrebbe imposto ad ogni persona assennata.
    Ma certamente sbaglio, o vivo in un altro mondo.

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