La riscossa dei papà: «Stare coi figli ci fa bene»

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Partita la campagna nazionale “Diamo voce ai papà”. E un sondaggio Doxa conferma: «Per i padri, il mestiere di genitore insegna loro i soft skills più richiesti sul mercato del lavoro».
I papà italiani hanno voglia di essere attivi e presenti a tempo pieno nella vita dei loro figli: ecco perché per i due terzi sono favorevoli all’introduzione del congedo obbligatorio di paternità di almeno 15 giorni. È il dato forte che viene fuori dalla campagna nazionale “Diamo voce ai papà” curata da Piano C, coworking e innovazione sociale di Milano e da un’indagine demoscopica della Doxa, presentate ieri alla Camera dei Deputati, alla presenza della deputata del Pd Titti di Salvo e di un gruppo di tre «onorevoli e papà».

La campagna “Diamo voce ai papà”, tramite un sondaggio nazionale, volontario e on line, cui hanno collaborato Ikea, Generali Italia, maam e il blog Alley-Oopp de “Il sole 24 ore”, «ha indagato per 5 mesi identità, conciliazione vita-lavoro, modelli e desideri dei papà italiani, ascoltandoli», racconta Sofia Borri di Piano C. Cosa è emerso? «Dalle oltre 1500 risposte ricevute viene fuori che la totalità (meno l’un per cento) è felice di essere diventato genitore». Per i padri, il nuovo mestiere non retribuito diventa una buona fonte di formazione professionale, che insegna loro i soft skills più richiesti sul mercato ovvero l’arte della pazienza (60%), capacità di gestione del tempo (40%), di problem solving (45%), di negoziazione (38%), di consapevolezza di sé e delle proprie emozioni. Le maggiori responsabilità che un figlio comporta per il 95% degli intervistati si traducono solo per il 40 % in un ridimensionamento delle proprie ambizioni lavorative: per il resto, diventando papà, nel rapporto con il proprio mestiere l’urgenza è trovare una nuova organizzazione della vita quotidiana (28%), un equilibrio tra vita e lavoro (39%) oltre alla stabilità lavorativa (37).

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