Ma la Germania vuole “stabilizzare” l’Africa o la miseria dell’Africa?

Chancellor Merkel Inaugurates German Center For Neurodegenerative Diseases

Notizia: <Il governo tedesco non ha fatto atto di presenza all’udienza preliminare – presso un tribunale del distretto Sud di New York  – a seguito della denuncia presentata da rappresentanti dei Nama e degli Herero, etnìe dell’attuale Namibia, che esigono un indennizzo per crimini di genocidio in relazione a fatti avvenuti fra il 1904 e il 1908>. Altra notizia (stessa fonte, diversa sezione):  <I ministri delle finanze del G20, riuniti a Baden Baden, tratteranno il tema degli aiuti all’Africa. “La stabilizzazione dell’Africa – ha detto il ministro tedesco Wolfgang Schauble – è uno dei compiti primari nella ricerca della stabilizzazione globale”.

La terza notizia, d’importanza zero rispetto alle precedenti e d’interesse sottozero, è che l’autore del presente articolo, che da qualche giorno si concedeva ogni mattina il piccolo-grande lusso di un cappuccino con cornetto, dopo aver letto le due notizie citate non è riuscito neppure a entrare nel solito bar.

Stomaco ultrasensibile? Classico bicchier d’acqua-con-tempesta? Retorica da strapazzo in vista? L’ho sospettato anch’io, rileggendo quanto già scritto. Ma, di fatto, si son solo riportate due notizie e un’informazione a margine. Dopodiché, ragionamento libero (sulle due news, beninteso).

A me, personalissimamente, la Germania piace. Per me Merkel non è Frau Hitler, come l’ha chiamata ieri un giornale filogovernativo turco. Come italiano (sottolineo e ripeto: come italiano) non mi son mai sentito sfruttato da un bieco sistema econo-plutocratico targato Deutschland. E come cicloPurista, so che in Deutschland posso perfino pedalare con molte più probabilità di sopravvivenza rispetto al resto d’Europa. E mia figlia ci ha pure due cuginetti di Dresda che sono fantastici. Figli di gente intelligente, onesta, modesta e tedesca.

Però, sempre personalissimamente, mi piacerebbe anche che di Africa si parlasse di più e anche in luoghi – come dire? – diversi da Baden Baden, o St.Moritz, o Cernobbio. E mi piacerebbe che la prestigiosa Repubblica federale trovasse nel suo vasto corpo diplomatico almeno un insignificante mezzemaniche da mandare ad ascoltare quel che si dice in un tribunale di New York (dove uno straccio di consolato sicuramente la Krande Cermania ce l’ha). E mi azzardo a dirlo anche se non so bene quali siano i limiti del concetto giuridico-politico di “giustizia universale”, oggi per fortuna molto attuale. Né sapendo quanto c’entri la Germania d’oggi (quella legale e quella reale) con l’Impero tedesco, la Prussia e quant’altro di germanico del primo Novecento.

Ignoro quindi quanta ragione abbiano i “querelanti” Nama e Herero (ma intuisco che ne devono avere un bel po’).  E ignoro che cosa intenda Herr Schauble per “stabilizzazione dell’Africa e globale” (anche se il concetto mi dà un po’ i brividi). E ovviamente non so se sia giusto quel che ho sempre pensato: che urgono soluzioni eticamente accettabili per disinnescare le “bombe demografiche”, anzitutto perché il pianeta non è solo della specie umana;  ma soprattutto, che il primo mondo non deve poter continuare ad allontanarsi anni-luce dal secondo-terzo-quarto, per poi magari parlare di “stabilizzare” tali distanze.

Ultima cosa (lo giuro). Giornalisticamente, si potrebbe dire che questi sono argomenti e articoli “facili”. Vero, come è facile decidere di non ordinare cappuccino e brioche. Facile, come ricordarsi di quella mostruosità presuntamente sparata da Maria Antonietta nei saloni della corte di Francia: “Beh, se il popolo non ha pane, si diano loro dei croissant”.

Tutto così vero che la prossima volta, questi match con le coscienze mia e altrui vorrei provare a farli seduto a un tavolino d’un caffè di Baden Baden. Se mai più lo stomaco mi consentirà d’entrarci.

 

 

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