Volontariato, il silenzioso esercito che funziona

Il 70% degli italiani ha fiducia nella organizzazioni di volontariato, un dato addirittura superiore alla consolidata stima verso i carabinieri, la Benemerita molto amata. Non ci sorprende, invece, che il 92% degli intervistati non si fidi dei partiti. In modo manicheo, queste solo le conclusioni salienti di una ricerca sul tema. Rappresentano perfettamente il clima in cui viviamo.

In Italia, i volontari registrati ufficialmente sono 4.1 milioni, ma la cifra più verosimile si aggira intorno ai 6,6 milioni. Una realtà molto significativa. Fanno bene all’immagine del Belpaese, ci tirano su il morale e ci fanno ben figurare all’estero. Alcuni dicono che, se sfruttati a dovere, costituirebbero il miglior partito a disposizione per sistemare le cose che non vanno. Leggendo bene i numeri, scopriamo che il 65% del loro tempo è dedicato a favore della cultura, sport e ricreazione. Prevale la nostra predisposizione naturale alla conservazione del “bello”, inteso in senso nobile. Non è un caso che oltre 2.000 cosiddetti volontari dell’arte del Touring Club si diano da fare per tenere aperti 70 siti di interesse nazionale. Un esercito silenzioso che non si fa notare, ma che opera per il bene comune.

Scopriamo anche che i volontari italiani over 65 sono i più attivi in Europa e questo dato fa il paio con il primato di essere, insieme al Giappone, il paese più longevo del mondo. La differenza con gli altri è che noi invecchiamo meglio. Altre statistiche dicono, infatti, che siamo tra i paesi con la minore disabilità da malattia negli anziani.

Ma è nelle emergenze, si sa, che stacchiamo tutti gli altri. Quando è il cuore che comanda siamo sempre i migliori. Abbiamo trovato nomi romantici e suggestivi per loro: “gli angeli del fango” rimarrà nella memoria collettiva per sempre. Persone animate solo da buona volontà, che partono senza chiedersi troppi perché. Da soli o in gruppo, sono sempre più spesso la vera speranza del paese. Abbiamo ancora negli occhi le istantanee dei volontari impegnati fino allo spasimo per salvare vite nel terremoto del centro Italia.

Finita l’emergenza, però, si smonta il giocattolo. A distanza dal baratro rientriamo nei ranghi, il senso del miracolo svanisce e torniamo all’italico esercizio di buttarci giù. Come mai? Cosa ci succede? Semplicemente perché non abbiamo nel nostro Dna la prevenzione e l’organizzazione. L’eroismo ci viene più facile del pragmatismo intelligente. I gesti epici ci piacciono di più rispetto ad una programmazione vincente ed efficiente, che consideriamo sostanzialmente noiosa. La stampella di Enrico Toti è ancora una vera icona del nostro temperamento. Succede dappertutto, nella società e nella aziende. Ho visto exploit geniali di assoluto rilievo vanificati da grandi incapacità di poterli riprodurre, perché semplicemente non si sono analizzati i motivi del successo. Si ricomincia, di solito, da zero, con grande dispendio di tempo e di energie.

E’ il termine volontario che ha qualcosa di magico, per noi. Significa in poche parole ciò che ognuno di noi sogna: faccio col cuore quello che decido io, quando e come voglio, senza sottostare essenzialmente a niente. Così funziona e la gente si fida. Proviamo ad evocare i prossimi, già con dei nomi che entrerebbero nella storia: Santo Risanatore del Bilancio, Martire delle Riforme Istituzionali, Divinità dei Nuovi Posti di Lavoro? Se non si trovassero, ci potremmo accontentare anche solo di un Volontario Politico Onesto.

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