Noi siamo con quel papà senza Festa

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C’è chi brandisce in automatico il sacro dogma dei nostri tempi, la privacy. Ma cosa fa quel padre, cosa dice: il minorenne è tutelato da leggi severissime, pubblicando su Facebook il ritratto del figlio preso a botte dai bulletti non fa altro che esporlo alla giungla della rete.

Il papà però ha messo sulla sua bilancia due esigenze: la difesa di un momento particolarmente traumatico e devastante nella vita del suo ragazzo, la necessità di raccontare al mondo dove possano portare il vuoto e la stupidità che stanno dilagando nel mondo giovanile. Non ci ha pensato poi molto: la sera stessa del brutale pestaggio, ha ritenuto che fosse molto importante diffondere la foto di un volto deformato e livido, il volto a lui più caro, perchè il problema personale diventasse problema di tutti, sociale, mai come stavolta “condiviso”, stando al linguaggio dei nuovi social.

Così, il pestaggio bullista di Mugnano, a due passi da Napoli, si è trasformato in caso nazionale. Proprio l’effetto cercato dal papà coraggioso. Le sue parole sono chiare e lapidarie: “Tanti mi consigliano di insegnare a mio figlio le arti marziali, altri di vendicarmi direttamente sui piccoli prepotenti. Ma nel complesso ho raccolto tanta comprensione. Tanto desiderio di mettere un argine a questa nuova piaga sociale. Il bullismo è molto più esteso di quanto si creda. Quei tre teppistelli? Parliamo di ragazzini tredicenni, coetanei di mio figlio. L’hanno picchiato prendendo la scusa che non dava loro un accendino, ma mio figlio non fuma. Non sono perseguibili dalla legge. Cosa fare? La prima cosa da fare è dare a questi ragazzini un’occasione vera, un luogo di aggregazione per crescere in un certo modo. Noi adulti dobbiamo far capire che non è vita stare tutto il giorno sui marciapiedi a messaggiare e a farsi selfie…”.

Il figlio pestato e postato su Facebook, ma anche un discorso molto semplice e sensato. Se ha violato la privacy in modo così diretto e crudo, non è per platealizzare il privato, sulla scia di tanta televisione del dolore, a buon mercato, con copiose lacrime ben pagate. E’ il modo più diretto e istintivo di dire basta. Di dare una scossa. Di chiedere attenzione. L’operazione, per niente semplice, carica di pro e di contro, è comunque di segno positivo. Noi stiamo con questo papà, nel giorno della sua festa. Nessuno conosce il modo di fare davvero il bene dei propri figli. Lui ha trovato questo, mosso da un’intenzione vera. Eventualmente, se anche stavolta i benpensanti vogliono trovare qualcuno da mettere sotto accusa, bisogna spostare il tiro. Se questo papà ha fatto male, se deve pure sentirsi in colpa, vogliamo dire qualcosa sui papà dei picchiatori?

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