Google, il motore che si ingolfa quando è ora di scusarsi

Il problema non è sbagliare, ma capire di aver sbagliato. Prenderne coscienza e rimediare quanto prima all’errore commesso. Il problema non è commettere l’errore, ma perpetuarlo o, peggio ancora, sottovalutarlo, minimizzarlo, fare finta che sia solo un problema di lana caprina, visto solo e soltanto da quei precisini che non ti fanno scappare mai niente e non ti perdonano nulla.

La notizia ha fatto il giro del mondo, anche se nei giorni scorsi ne ha parlato in maniera diffusa solo Il Corriere della Sera, con il suo corrispondente da Londra Luigi Ippolito. Google, uno dei giganti del web, e la sua controllata YouTube, la nota piattaforma video, sono finiti nella bufera per aver postato pubblicità accanto a video dal contenuto violento e antisemita. La trovata, se così possiamo chiamarla, ha immediatamente provocato la forte reazione di brand di fama mondiale come la Bbc, Audi e l’Oreal, le quali hanno ritirato le loro inserzioni sia su Google che su YouTube.

«Abbiamo imposto una restrizione temporanea alla nostra pubblicità su YouTube in attesa di assicurazioni da parte di Google che i messaggi del governo possano essere presentati in maniera sicura e appropriata», ha detto un portavoce dell’esecutivo britannico, come riporta Ippolito. E la stessa Havas, una delle più grandi agenzie di marketing del mondo, che spende oltre 200 milioni di euro in Gran Bretagna in pubblicità online e rappresenta clienti come Hyundai, Edf e Royal Mail, ha fatto altrettanto: via tutto, per il momento nel Regno Unito, anche se sta ragionando sull’opportunità di rendere questo provvedimento globale.

A mettere il colosso del web spalle al muro è stato il Times, che con una sua inchiesta ha portato a galla centinaia di video antisemiti; clip che inneggiano al nazismo e all’Olocausto e predicano il negazionismo. Ma non è tutto, perché al peggio non c’è mai fine e la mente dell’uomo, ma in questo caso anche i sofisticatissimi algoritmi che muovono e animano il colosso del web, hanno mandato in rete video che sostenevano che gli ebrei uccidono bambini cristiani a Pasqua per venderne la carne a McDonald’s che ne farebbe hamburger.

Un’accozzaglia di stupidità, un insulto all’intelligenza, nella quale Google ne esce con le ossa rotte, non tanto e non solo perché non ha controllato e non ha posto immediatamente rimedio con tanto di scuse: come riporta il Times, questi video sono stati rimossi solo dopo diverse insistenze, perché loro, quelli di Google, non ne volevano assolutamente sapere. E questo cervello dei cervelli, questa rete delle reti, questo motore di ricerca che tutto sa e assembla, assimila e riordina, non si sa bene con quale intelligenza artificiale o umana, ha provato anche una goffa e a dir poco disgustosa difesa, sostenendo che loro lavorano per garantire a tutti il «diritto di esprimere opinioni che noi e molti altri troviamo abominevoli», ma allo stesso tempo di «non tollerare i discorsi d’odio». E hanno persino aggiunto: «Abbiamo politiche chiare contro l’incitamento alla violenza o all’odio e rimuoviamo contenuti illegali o che violano le nostre regole quando ne siamo messi a conoscenza». Ma anche quando ne vengono a conoscenza, fanno tutto con assoluta calma, e senza il benché minimo imbarazzo.

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