MAGRI BLOG: Un podio rosa buono solo per l’Amarcord

2017 Audi FIS Ski World Cup Finals – Ladies’ Giant Slalom & Mens’ Slalom

Lunedì 7 gennaio 1974. Berchtesgaden, gara di slalom gigante di coppa del mondo di sci: 1° Gros, 2° Thoeni, 3° Stricker, 4° Schmalzl, 5° Pietrogiovanna. Nasce il nome e il mito della Valanga Azzurra. Mai nessuno prima e dopo riuscirà ad eguagliare questo magnifico exploit.
Lo stesso lunedì: Bergamo, terza liceo scientifico Lussana, all’appello risulto assente ingiustificato. Sono al bar a godermi lo spettacolo, con la testa all’insù a guardare la piccola tv in bianco e nero. Esulto come allo stadio, non sono solo. Ci abbracciamo tutti come fratelli. Sarà una lunga serie di vittorie storiche e di altrettante ‘impiccate’ a scuola.

In una domenica di marzo, le tre bravissime sciatrici rosa – Brignone, Goggia e Bassino nell’ordine – che ad Aspen hanno occupato l’intero podio, mi riportano indietro di 43 anni in un sol colpo. Certo è quasi una bestemmia paragonare le due cose, queste ragazze in definitiva hanno trionfato in una gara a Coppe già assegnate, ma tanto basta a risvegliare certi amarcord.
Tornano subito alla memoria i nostri veri assi. Gustavo Thoeni, il timido atleta di Trafoi che parlava con le patate in bocca, è il nostro eroe silenzioso degli anni 70. Lo sci era diventato popolare quasi quanto il calcio, ricordo di gente che parlava di paletti, scioline e manche come se niente fosse. Per lui, il 23 marzo 1975, vado a Ortisei per la finale della coppa del mondo di sci. Qualcosa di irripetibile succederà di lì a poco.

Mi organizzo a dovere. Prendo in prestito la grande Ford familiare di mio padre e, con altri quattro amici, parto per la Val Gardena. Senza prenotare niente, ovvio, là vedremo il da farsi. Sono uno dei cinquantamila presenti. La gara è un atipico slalom parallelo che, spietatamente, funziona con l’eliminazione diretta. E’ l’ultima gara di una stagione che vede in testa tre grandissimi atleti, tutti con 240 punti: Klammer, Stenmark e Thoeni. Per guadagnarci un posto privilegiato, ci arrampichiamo verso la partenza. La pista è corta, ma è ripidissima: dobbiamo scavarci degli scalini nel ghiaccio per poter stare in equilibrio.

La tensione è alle stelle. Partono le sfide a due. I migliori eliminano mano a mano tutti i diretti concorrenti. Anche il grande Klammer (il discesista più vittorioso di tutti i tempi) deve lasciare, lo slalom non è la sua specialità. Li sentiamo parlare, tanto siamo vicini. Freddo polare. Si arriva alla finalissima, dopo che Pietrogiovanna esce di pista volontariamente nel confronto col capitano Gustavo. Per lui applausi partigiani, ma scroscianti. La finalissima è per loro due, i migliori della stagione. Lo svedese Ingemar, più giovane di cinque anni e astro nascente dello sci mondiale, contro il veterano Gustavo, già vittorioso di tre coppe del mondo e oro olimpico, in leggera parabola discendente. Il futuro contro il passato. Sono previste due manche. Ci sono anche un paio di salti, molto spettacolari, ma non organizzeranno mai più un parallelo. Rimane un unicum.

Pronti, via. Le traiettorie sono perfette, Gustavo è leggermente in vantaggio, tutti a trattenere il respiro. Si sentono solo le lamine che grattano il ghiaccio. Ci aspettiamo che taglino il traguardo molto vicini, si deciderà nella seconda. Invece, a due porte dalla fine, Stenmark forza per recuperare ed esce di pista. Boato che scuote la valle, tutti in festa, cuore a mille. Sono al settimo cielo. Ce l’ha fatta il più vecchio, in Italia, negli ultimi secondi a disposizione dopo un intero anno a rivaleggiare testa a testa. Nemmeno Tarantino avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura migliore.
Ah, che emozione e che nostalgia. Quando si dice «ne è valsa la pena». Non puoi mai saperlo prima, devi correre il rischio e provare ad esserci. Bisognerà che lo ricordi a qualcuno di mia conoscenza, che tutti i giorni, al proprio posto, rinuncia prima ancora di provare.

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